
GIULIODE GIORGIS
Acciaio, sensibilità e un certo gusto per il contrasto
Forse siamo più leggibili quando smettiamo di cercare una sola definizione
Giulio è figlio di Terni e Manchester.
Gli piace pensare che il carattere industriale delle due città, entrambe legate alla storia dell’acciaio, abbia lasciato qualcosa anche in lui. È una metafora che funziona perché Giulio si descrive attraverso contrasti.
Una certa durezza e una grande sensibilità. L’attenzione quasi maniacale al dettaglio e la capacità, come ammette con ironia, di generare disordine soprattutto in cucina. Il rugby e la grafica. La tecnologia e la convivialità.
Forse siamo tutti più leggibili quando smettiamo di cercare una caratteristica capace di riassumerci. Giulio sembra averlo capito.

«La forza ha senso soltanto dentro una relazione.»
Più un linguaggio è regolato, più la personalizzazione diventa sottile
Il rugby è arrivato relativamente tardi nella sua vita, ma ha finito per occupare uno spazio enorme: giocatore, dirigente, allenatore e soprattutto esperienza collettiva.
Un campo da rugby insegna una forma particolare di eleganza. Non quella della superficie. Quella del comportamento. Si può essere estremamente fisici e contemporaneamente rispettare una regola, un avversario, il compagno che dipende dalla nostra posizione.
Giulio porta lo stesso interesse per la relazione nel mondo visivo. Ama grafica, immagini, viaggi e tecnologia e cerca di trasformare ciò che vive in qualcosa capace di restituire emozioni.
Anche l’abbigliamento, per lui, è comunicazione. L’apparenza non sostituisce la sostanza, ma è inevitabilmente ciò che incontriamo per primo. Per questo le due cose, secondo Giulio, dovrebbero provare ad andare nella stessa direzione.

Lana e mohair. Struttura, nervo, una luce asciutta.
Lo smoking costruito per lui parte da un codice estremamente definito. Rever a lancia. Raso nero. Un bottone. Banda sul pantalone.
È uno dei linguaggi più regolati del guardaroba maschile e proprio per questo permette di osservare quanto possa essere sottile la personalizzazione.
Il tessuto, una miscela Drapers di 70% lana e 30% mohair da 320 grammi al metro, modifica immediatamente la percezione. Il mohair dà nervo e una luminosità asciutta. Reagisce alla luce senza diventare brillante nel senso più ovvio del termine. La giacca acquista precisione. La superficie sembra quasi cambiare con il movimento.
Un’asola alla francese con fermafiore realizzato a mano è uno di quei dettagli che raccontano un livello di attenzione percepibile soprattutto da vicino. Non serve che tutti lo notino. Basta che esista.


«Non serve che tutti lo notino. Basta che esista.»
Fare bene qualcosa per qualcuno
È la stessa logica che Giulio applica alla cucina quando prepara qualcosa per altre persone. Ciò che gli interessa non è diventare un grande chef, ma il piacere di aver costruito un momento di convivialità.
Fare bene qualcosa per qualcuno.
La sartoria possiede questa stessa dimensione. Il vestito finale appartiene al cliente, ma nasce inevitabilmente da una relazione. Qualcuno ascolta. Qualcuno misura. Qualcuno interpreta. Poi la persona indossa il risultato e lo porta altrove.
Forse è per questo che il termine eleganza diventa troppo piccolo se lo limitiamo all’abbigliamento. Può essere il modo in cui occupiamo il nostro ruolo all’interno di una squadra. Il modo in cui apparecchiamo una tavola. La cura con cui realizziamo una grafica che qualcuno osserverà per pochi secondi. O il modo in cui annodiamo un papillon prima di una serata importante.
La costruzione
rever a lancia
70% lana · 30% mohair
Drop 8
asola alla francese
2 tasche interne
fascia smoking Unico



La resistenza non esclude la sensibilità
L’acciaio è resistente proprio perché non è fragile. Ma la resistenza non esclude la sensibilità.
Giulio sembra costruire il proprio stile in questa tensione. E forse il suo smoking funziona per la stessa ragione.
Struttura e luce. Regola e dettaglio. Forza e misura.
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